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SEQUESTRO 15MILA LITRI DI OLIO DI DUBBIA PROVENIENZA NEL BARESE E NEL BRINDISINO

Scritto da Redazione Online Network    Mercoledì 07 Dicembre 2016 20:07

Sequestrati 15mila litri di olio extravergine di provenienza sconosciuta nei frantoi di Bari e Brindisi. Merce per 90mila euro era pronta alla vendita e al consumo senza la necessaria documentazione di rintracciabilità...

 

Nel corso di controlli sulla produzione di olio extravergine d'oliva compiuti nella zona tra la bassa Murgia barese (Binetto, Alberobello, Castellana Grotte, Turi, Noicattaro e Noci) e il nord Salento, dove insistono ulivi secolari, i carabinieri del Nucleo antifrodi hanno eseguito il sequestro amministrativo di 15 mila litri di olio dichiarato come extravergine d'oliva (valore 90 mila euro circa) custodite nei frantoi senza la documentazione di rintracciabilità nella fase ascendente della filiera.

I carabinieri hanno inoltre irrogato sanzioni amministrative per 6.100 euro e contestato 13 diffide, in prevalenza per il mancato aggiornamento dei registri e la mancata regolarizzazione del sistema di identificazione delle partite di olio contenute nei silos.

Ecco il Comunicato della Coldiretti Puglia:

“Plauso all’attività svolta dal Nucleo Antifrodi dei Carabinieri nei territori delle province di Bari e Brindisi che ha portato al sequestro di 15.000 litri di oli dichiarati extravergini d’oliva, che corrispondono a 90mila euro di valore, detenuti nei frantoi, senza la necessaria documentazione di rintracciabilità. E’ la dimostrazione di quanto sia importante l’attività costante di controllo da parte delle forze dell’ordine in un’annata in cui l’olio extravergine è scarso per colpa dell’annata di scarica associata alle calamità che hanno ridotto drasticamente la quantità di olive da molire. Del resto Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per ‘costruire’ blend con oli regionali.  L’aumento costante del consumo di olio di oliva che nel mondo ha fatto un balzo del 50 per cento negli ultimi 20 anni apre grandi opportunità che il Made in Italy deve saper cogliere e per farlo deve puntare sull’identità, sulla legalità e sulla trasparenza per recuperare credibilità anche all’estero”. E’ il commento del Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, alla notizia della vasta operazione del NAC di monitoraggio della filiera di produzione di olio extravergine di oliva di pregio, nel territorio del Sud-Est ed in particolare nella zona tra la bassa Murgia barese ed il nord Salento brindisino.

“Con la nostra manifestazione di pochi giorni fa a Bari abbiamo acceso i riflettori – incalza il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – sul grave rischio truffe che la Puglia olivicola corre anche e soprattutto quest’anno. Abbiamo scovato con l’Oxy Test oli vergini spacciati per extravergini e oli vecchi e ossidati spacciati per ‘novelli’. Va applicata senza se e senza ma la ‘legge salva-olio’ la n. 9 del 2013 ed è necessaria l’accelerazione dell’iter del disegno di legge che reca le “nuove norme in materia di reati agroalimentari”, elaborato dalla commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. a supporto dell’attività degli organismi di controllo che hanno uno strumento in più per contrastare frodi e sofisticazioni”

La PLV (Produzione Lorda Vendibile) del comparto olivicolo-oleario è pari al 20% della totale PLV del settore agricolo, per un valore di 600 milioni di euro, così come il comparto partecipa alla composizione del Prodotto Interno Lordo dell’intera ricchezza regionale per il 3%. Si tratta di un patrimonio di inestimabile valore che va tutelato dagli agropirati nazionali ed internazionali.

Dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione di 18 mesi dalla data di imbottigliamento, al riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo, dalle sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, dall’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli, al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni, fino  al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali, sono solo alcune delle misure previste dal provvedimento.

Il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine DOP, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. Se si vuole comperare un buon extravergine italiano - conclude la Coldiretti - bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 7 - 8 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione.

Gli oli di importazione vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e in molti casi in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre, spesso bottiglie di extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. Attenzione anche al ristorante dove secondo l’indagine on line condotta dal sito www.coldiretti.it sono fuorilegge 3 contenitori di olio su 4 (76%) che usano vecchie oliere o non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco entrato in vigore quasi 2 anni fa con la legge europea 2013 bis, approvata dal Parlamento e pubblicata sul supplemento n. 83 della Gazzetta Ufficiale 261, che prevede sanzioni che vanno da 1 a 8mila euro e la confisca del prodotto.
Un olio extravergine di oliva (EVO) di qualità - conclude la Coldiretti - deve essere profumato all’esame olfattivo deve ricordare l’erba tagliata, sentori vegetali e all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante, gli oli di bassa qualità invece puzzano di aceto o di rancido e all’esame gustativo sono grassi e untuosi. Riconoscere gli oli EVO di qualità significa acquistare oli ricchi di sostanze polifenoliche antiossidanti fondamentali per la nostra salute.

 

 

 

 

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