GRUMO APPULA: OMICIDIO MICHELE MOLFETTA DEL 1993, CONDANNATO IL MANDANTE CON 24 ANNI DI RECLUSIONE

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Scritto da Redazione Online Network    Domenica 29 Settembre 2019 09:45

Giustizia per il grumese Michele Molfetta! Finalmente! Dopo 27 lunghi anni, ha condannato alla pena di 24 anni di reclusione per omicidio volontario Cosimo Di Cosola.

 

Finalmente GIUSTIZIA per il grumese Michele Molfetta, ucciso a Bitritto, durante una rapina nel 1993, mentre, con la sua bimba di due anni in braccio, comprava dei giocattoli da Scalera.

La sua unica colpa fu quella di aver voluto proteggere la piccola Arianna dalla vista delle armi, girandosi di spalle: con un colpo alla testa, fu ammazzato a bruciapelo.

La Corte di Assise di Appello di Bari mercoledì 25 settembre ha condannato alla pena di 24 anni di reclusione per omicidio volontario, ribaltando la sentenza di assoluzione del primo grado, il boss barese Cosimo Di Cosola, accusato di essere il mandante della rapina in un negozio di giocattoli a Bitritto, durante la quale, il 18 febbraio del 1993, rimase ucciso per errore il 38enne Michele Molfetta.

La vittima venne freddata mentre si trovava nell’esercizio commerciale per acquistare una mascherina di carnevale per sua figlia di 2 anni, presente alla sparatoria e rimasta ferita.

I giudici del secondo grado hanno confermato l’assoluzione per il coimputato Antonio Lombardi, che era ritenuto dall’accusa uno degli esecutori materiali. Della rapina non è escluso che fosse partecipe lo stesso Di Cosola.

Nel processo la famiglia di Molfetta, la moglie e le due figlie, compresa quella che al momento del colpo era nel negozio con il padre, si è costituita parte civile con l’avvocato Piero De Paola e ha ottenuto il risarcimento danni con provvisionali immediatamente esecutive di 50 mila euro.

L’indagine era stata inizialmente archiviata e poi riaperta nel 2008 sulla base di dichiarazioni di collaboratori di giustizia dal pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano. Altre due persone, all’epoca minorenni, imputate per il delitto, sono state assolte con sentenza passata in giudicato dal Tribunale per i Minorenni di Bari.

Pubblichiamo la lettera aperta della vedova, Carmela Sette:

"Siamo arrivati dopo lunghi 27anni al capolinea. Sono ancora frastornata dagli eventi ma orgogliosa di aver contribuito in prima persona a darti giustizia e dignità come uomo,marito e padre.

Non meritavi di morire in quel modo assurdo e ingiusto per mano di quei balordi che durante le udienze in Tribunale parlavano e ridevano fra di loro, incuranti della sofferenza che tutte le volte quella piccola donna seduta  in aula era costretta a subire.

Hanno distrutto una famiglia felice e serena con tanti sogni e progetti per il futuro e con il loro atto criminale hanno messo la parola fine a tutto ciò.

Hanno fatto posto ad anni di profonda sofferenza, tante lacrime versate, tanti momenti di sconforto e un susseguirsi di battaglie legali.

Ebbene la Giustizia ha trionfato!!!

Ho incontrato sulla mia strada persone di legge che hanno dimostrato un leale e profondo attaccamento al proprio dovere.

GRAZIE avv.Piero De Paola, avv.Lorenzo Macchia e avv. Grazia Muschitelli.

Inoltre un GRAZIE a coloro che mi hanno ridato speranza e fatto riacquistare fiducia nella Giustizia: al Pm Giuseppe Scelsi, al Pm Federico Perrone Capano e al Pm Giannicola Sinisi.

Voi rappresentate e siete l’esempio di quell’Italia pulita e laboriosa che non fa scalpore per la “banalità“ di un caso così comune come l’omicidio di un onesto cittadino però il Grazie di questa piccola donna è sincero e con me il grazie delle mie figlie, degli anziani genitori di tutta la famiglia e gli amici.

Riposa in pace, Michele, marito mio, la mia battaglia è stata l’ultimo atto d’amore per te".

 
 
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da "La Repubblica":